mercoledì 17 giugno 2009


GIOVANI TRA RICERCA DEL PIACERE E DIMENSIONE DEL RISCHIO

QUANDO LE PAROLE FANNO PAURA
Ci sono due parole che hanno a che fare con il mondo giovanile contemporaneo e che suscitano a chi le ascolta un disagio, un senso di fastidio, forse paura: droga e dipendenza. Droga è un termine che vuol dire sia medicina che veleno. Una sostanza insomma che può curare quanto far star male; dipendenza è qualcosa che ti lega, può essere ricercata, voluta, amata, oppure può far soffrire, costringere, odiare.
Sono due parole dai significati ambigui, che però caratterizzano la sperimentazione che in età adolescenziale si innesca, con processi che si modificano velocemente, cambiano da città in citta e da età ad età, svincolano fuori dalle statistiche e costringono spesso il mondo adulto a “correre ai ripari”. Di sicuro fa più paura ai grandi piuttosto che ai giovani. Droga per un ragazzo che sperimenta forme di divertimento nuove diventa stupefacente.
Dipendenza diventa libertà.
Provare oggi a entrare nel mondo giovanile vuol dire anche fare i conti con questa visione diversa: per un gruppo di amici il correre in motorino, l'ubriacatura al sabato sera, la musica alta, il video poker sono tutte forme di ricerca del piacere, spesso indotto da sostanze, spesso mischiato e confuso con il gusto di vivere insieme, l'omologazione dei pari, il desiderio di farcela da solo, la voglia di evasione. La ricerca del piacere porta a fare i conti con un aspetto che causa i maggiori problemi, cioè il rischio: il rischio di rovinare la propria vita, la propria incolumità psico-fisica, le amicizie, la possibilità di vivere in maniera sana un evento e in ultima analisi mettendo in rischio la propria e l'altrui vita.

I nuovi volti della dipendenza e del consumo
Oggi i volti della tossicodipendenza sono molto variegati. Non sono cambiati solo i protagonisti, sono cambiate anche le sostanze stupefacenti presenti sul mercato e le modalità della loro assunzione.
Il diffondersi del poliabuso
Il modello prevalente di consumo è il poliabuso: varie sostanze, legali e illegali, vengono usate alternativamente, in sovrapposizione e in supporto l’una dell’altra. Tra gli ultimi reclutati al consumo e alla dipendenza si evidenziano, sempre più numerosi, gli stranieri immigrati con o senza il permesso di soggiorno. L’abuso di alcol, cocaina ed eroina rappresenta spesso il capolinea di un progetto migratorio fallito, di fronte alle difficoltà di sopravvivenza e di inserimento nella società italiana. La maggior parte dei giovani “sperimentatori” di sostanze oggi si rivolge alle cosiddette nuove droghe o droghe di sintesi. Apparentemente meno pericolose, perché confezionate in pastiglie che si assumono per via orale, vengono utilizzate nei contesti di aggregazione e di divertimento, mescolate spesso all’alcol.
La problematica del “nuovo consumo”
La popolarità delle nuove droghe, penetrate in questi anni tra decine di migliaia di giovani più o meno trasgressivi che frequentano discoteche, locali di tendenza e rave-parties, impone oggi all’attenzione degli adulti la problematica del “nuovo consumo”. Un consumo da interpretare non come anticamera della dipendenza, ma come fenomeno di per sé, caratterizzato da rischi e danni specifici. Un dato comunque caratterizza oggi il fenomeno delle dipendenze e dei consumi. La sua continua evoluzione, che dà vita a sempre nuovi “assetti”. Questa fluidità del fenomeno chiede al mondo adulto un'attenzione costante per ripensare continuamente l’adeguatezza dei propri interventi.
Cannabis, la droga più diffusa
La droga illegale oggi più usata nel mondo è la cannabis. Dei 200 milioni di persone che si stima facciano uso di sostanze stupefacenti illecite, 163 milioni fanno ricorso a cannabis (dati Onu 2003).
Cocaina, un mercato in crescita
Da alcuni anni la cocaina, per l’abbassamento del prezzo di acquisto, è diventata accessibile alle tasche di molti giovani, meno attrezzati nel far fronte alle conseguenze di questo consumo. La pericolosità di questo nuovo fenomeno non può essere ulteriormente ignorata.
Alcol, la droga sottovalutata
Se è vero che l’uso di sostanze oblianti accompagna da sempre l’evolversi delle società, oggi prendiamo atto di quanto l’alcol sia proposto dai media e vissuto dalla maggior parte delle persone come elemento puramente piacevole e non problematico, normalmente presente nei momenti di incontro e di svago. Questo avviene nonostante sia evidente il tragico primato dell’alcol come causa di elevata problematicità e mortalità. L’alcol è la prima causa di morte per i giovani uomini europei. Il dato più preoccupante è tuttavia il fatto che l’alcol primeggia sempre di più nei consumi dei giovani.
L’approccio all’alcol sta diventando sempre più precoce. I giovani si avvicinano al bere per molte ragioni, che variano in base alle circostanze personali e sociali (desiderio di appartenenza al gruppo, ricerca di un sostegno per affrontare situazioni di difficoltà, vincere la noia, piacere del gusto, favorire la socializzazione). Le ragazze, pur bevendo meno dei ragazzi, si avvicinano ai modelli maschili di consumo, esponendosi a rischi gravi soprattutto in età fertile e durante la gravidanza.

UNA COMUNITA' EDUCANTE?
Il nostro contesto culturale tende a riconoscere la persona solo dai ruoli che questa riveste nella società e non dalle potenzialità o risorse che invece essa sa e può esprimere. L’identità che il giovane percepisce e si costruisce è troppo spesso lo specchio di ciò che gli viene restituito dall’insegnante, dal datore di lavoro, dal genitore, in un quadro incompleto dove viene tralasciato tutto quel prezioso mondo, strutturato o meno, del “tempo libero”, cioè slegato dalle incombenze della scuola o del lavoro. Questo tempo dovrebbe infatti rappresentare un luogo, per eccellenza, di espressione della persona, dentro al quale manifestare le proprie passioni, potenzialità e desideri. In realtà è un tempo che il mercato ha saputo riempire lasciando poco spazio alla spontaneità e all’iniziativa personale. Un mondo economico, quasi esclusivamente legato al solo consumo, che sta saturando il desiderio, colmandolo di false illusioni e vuoti emotivi. “Il tempo libero è stato privatizzato”. Sono i mercati a imporre il cocktail del divertimento: solo se bevi una certa bevanda e vesti in un certo modo c'è il Party, la festa, le belle donne. Un mercato che conosce tutti i meccanismi per indurre al consumo i giovani consumatori.
E' necessario che i soggetti che lavorano con i gruppi di giovani (insegnanti, allenatori, animatori parrocchiali) pongano al centro di nuovo queste tematiche. Parlare di stili di vita piacevoli e rischiosi non deve far paura ma può aiutare a far emergere le difficoltà, le vere problematicità che caratterizzano questi comportamenti. Il dialogo dev'essere franco, privo di pregiudizi, privo di indici puntati. informare e sensibilizzare con serate a tema è altrettanto necessario, ma risulta efficace solo se accompagnato da un importante lavoro sullo sviluppo della criticità. Non punire né condannare, ma portare i giovani a capire come solo una coscienza critica, libera, creativa, autonoma possa renderli veramente adulti significativi. (da internet)

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