
Intervento del portavoce di Amnesty Italia.
Nel 2008, anno in cui è stato celebrato il 60mo anniversario della
Dichiarazione universale dei diritti umani, i diritti umani sono stati
messi in secondo piano, se non addirittura traditi. È difficile trovare più
di una manciata di eventi positivi: l'arresto di Radovan Karadzic e la sua consegna al Tribunale per la ex Jugoslavia; la quasi scomparsa delle esecuzioni capitali in Africa; le battaglie giudiziarie per il possesso della terra vinte da comunità indigene dell'America del Sud. Ma questo anno è iniziato con la crisi in Kenya, con oltre un migliaio di morti nelle violenze seguite alle contestate elezioni politiche e si è concluso con un tributo di sangue di civili palestinesi, uccisi a Gaza nel corso dell'operazione "Piombo fuso". Per la prima volta dopo quasi 10 anni la guerra è tornata in Europa con lo scontro tra Russia e Georgia. Conflitti dimenticati, in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Somalia e nello Sri Lanka, hanno continuato a fare migliaia di vittime.
Rimpatri e torture. Il Rapporto Annuale 2009 di Amnesty International propone un quadro mondiale decisamente preoccupante e i dati che emergono sull'Italia sono altrettanto inquietanti. L'Italia è ormai precipitata in una spirale di disprezzo dei diritti umani, con un accanimento discriminatorio verso le minoranze: dagli sgomberi delle comunità rom e sinti, a norme sull'immigrazione palesemente discriminatorie, dal rinvio forzato in Libia di migranti giunti sulle nostre coste, ai discutibili accordi di cooperazione con il paese africano, dal rimpatriato di due cittadini tunisini in spregio delle decisioni della Corte europea dei diritti umani, alla mancanza di parole di condanna da parte degli ultimi tre governi sul caso della rendition di Abu Omar. In Italia, inoltre, la tortura non è ancora reato e per chi ne cade vittima le leggi non hanno parole da usare per condannare in modo adeguato i responsabili, come nel caso Bolzaneto.
Insicurezza e repressione. Negli Stati Uniti l'ultimo anno della presidenza Bush è trascorso in continuità con i precedenti, con la rivendicazione di una politica di sicurezza basata sulle violazioni dei diritti umani. La nuova amministrazione ha intrapreso un cammino diverso, anche se il percorso da seguire appare ancora incerto e ricco di ostacoli. Nella seconda parte dell'anno sullo scenario mondiale si è affacciato un nuovo tema: la crisi economica. I diritti umani, già sacrificati in nome della "guerra al terrore", sono stati nuovamente messi in secondo piano da questa nuova emergenza. La recessione, oltre a peggiorare le condizioni di vita, ha alimentato l'instabilità politica e la violenza di massa ed è stata usata per giustificare una dura repressione del dissenso: dall'Iran allo Zimbabwe, dal Guatemala alla Siria, dalla Turchia alla Cina. Il clima di insicurezza ha reso ancora più vulnerabili paesi che già vivevano gravi difficoltà, dall'Afghanistan, dove il clima di instabilità ha pregiudicato l'accesso al cibo, alle cure mediche e all'istruzione, al Pakistan, precipitato in una spirale di violenza. Dobbiamo essere consapevoli che la povertà non è un accidente inevitabile ma il frutto di decisioni e politiche reversibili. La crisi che stiamo vivendo non è solo finanziaria, è una crisi dei diritti umani ed è proprio dai diritti umani che dobbiamo ripartire, nei diritti umani dobbiamo cercare la soluzione. Per queste ragioni abbiamo lanciato la nuova campagna "Io pretendo dignità", per ridare dignità ai prigionieri della povertà, affinché possano cambiare la loro vita e diventare loro stessi attori di questo cambiamento.
I dati principali del Rapporto Annuale 2009
Libertà di espressione
Limitazioni alla libertà di espressione sono state imposte in almeno 81 paesi.
Dichiarazione universale dei diritti umani, i diritti umani sono stati
messi in secondo piano, se non addirittura traditi. È difficile trovare più
di una manciata di eventi positivi: l'arresto di Radovan Karadzic e la sua consegna al Tribunale per la ex Jugoslavia; la quasi scomparsa delle esecuzioni capitali in Africa; le battaglie giudiziarie per il possesso della terra vinte da comunità indigene dell'America del Sud. Ma questo anno è iniziato con la crisi in Kenya, con oltre un migliaio di morti nelle violenze seguite alle contestate elezioni politiche e si è concluso con un tributo di sangue di civili palestinesi, uccisi a Gaza nel corso dell'operazione "Piombo fuso". Per la prima volta dopo quasi 10 anni la guerra è tornata in Europa con lo scontro tra Russia e Georgia. Conflitti dimenticati, in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Somalia e nello Sri Lanka, hanno continuato a fare migliaia di vittime.
Rimpatri e torture. Il Rapporto Annuale 2009 di Amnesty International propone un quadro mondiale decisamente preoccupante e i dati che emergono sull'Italia sono altrettanto inquietanti. L'Italia è ormai precipitata in una spirale di disprezzo dei diritti umani, con un accanimento discriminatorio verso le minoranze: dagli sgomberi delle comunità rom e sinti, a norme sull'immigrazione palesemente discriminatorie, dal rinvio forzato in Libia di migranti giunti sulle nostre coste, ai discutibili accordi di cooperazione con il paese africano, dal rimpatriato di due cittadini tunisini in spregio delle decisioni della Corte europea dei diritti umani, alla mancanza di parole di condanna da parte degli ultimi tre governi sul caso della rendition di Abu Omar. In Italia, inoltre, la tortura non è ancora reato e per chi ne cade vittima le leggi non hanno parole da usare per condannare in modo adeguato i responsabili, come nel caso Bolzaneto.
Insicurezza e repressione. Negli Stati Uniti l'ultimo anno della presidenza Bush è trascorso in continuità con i precedenti, con la rivendicazione di una politica di sicurezza basata sulle violazioni dei diritti umani. La nuova amministrazione ha intrapreso un cammino diverso, anche se il percorso da seguire appare ancora incerto e ricco di ostacoli. Nella seconda parte dell'anno sullo scenario mondiale si è affacciato un nuovo tema: la crisi economica. I diritti umani, già sacrificati in nome della "guerra al terrore", sono stati nuovamente messi in secondo piano da questa nuova emergenza. La recessione, oltre a peggiorare le condizioni di vita, ha alimentato l'instabilità politica e la violenza di massa ed è stata usata per giustificare una dura repressione del dissenso: dall'Iran allo Zimbabwe, dal Guatemala alla Siria, dalla Turchia alla Cina. Il clima di insicurezza ha reso ancora più vulnerabili paesi che già vivevano gravi difficoltà, dall'Afghanistan, dove il clima di instabilità ha pregiudicato l'accesso al cibo, alle cure mediche e all'istruzione, al Pakistan, precipitato in una spirale di violenza. Dobbiamo essere consapevoli che la povertà non è un accidente inevitabile ma il frutto di decisioni e politiche reversibili. La crisi che stiamo vivendo non è solo finanziaria, è una crisi dei diritti umani ed è proprio dai diritti umani che dobbiamo ripartire, nei diritti umani dobbiamo cercare la soluzione. Per queste ragioni abbiamo lanciato la nuova campagna "Io pretendo dignità", per ridare dignità ai prigionieri della povertà, affinché possano cambiare la loro vita e diventare loro stessi attori di questo cambiamento.
I dati principali del Rapporto Annuale 2009
Libertà di espressione
Limitazioni alla libertà di espressione sono state imposte in almeno 81 paesi.
Pena di morte
Almeno 2390 prigionieri sono stati messi a morte in 25 paesi. Il 78% delle esecuzioni ha avuto luogo nei paesi del G20.
Almeno 2390 prigionieri sono stati messi a morte in 25 paesi. Il 78% delle esecuzioni ha avuto luogo nei paesi del G20.
Esecuzioni extragiudiziali/omicidi illegali
Esecuzioni extragiudiziali od omicidi illegali sono stati commessi in oltre 50 paesi. Il 47% di questi crimini è stato riscontrato nei paesi del G20.
Esecuzioni extragiudiziali od omicidi illegali sono stati commessi in oltre 50 paesi. Il 47% di questi crimini è stato riscontrato nei paesi del G20.
Torture e altri maltrattamenti
Torture e altre forme di maltrattamento sono state compiute, nel corso degli interrogatori, in circa 80 paesi. Il 79% delle torture e dei maltrattamenti si è registrato nei paesi del G20.
Torture e altre forme di maltrattamento sono state compiute, nel corso degli interrogatori, in circa 80 paesi. Il 79% delle torture e dei maltrattamenti si è registrato nei paesi del G20.
Processi iniqui
Processi iniqui sono stati celebrati in circa 50 paesi. Il 47% di essi si è svolto nei paesi del G20.
Processi iniqui sono stati celebrati in circa 50 paesi. Il 47% di essi si è svolto nei paesi del G20.
Detenzioni illegali
Prigionieri sono stati sottoposti a periodi di detenzione prolungata, spesso senza accusa né processo, in circa 90 paesi. Il 74% di queste detenzioni ha avuto luogo nei paesi del G20.
Prigionieri sono stati sottoposti a periodi di detenzione prolungata, spesso senza accusa né processo, in circa 90 paesi. Il 74% di queste detenzioni ha avuto luogo nei paesi del G20.
Rinvii forzati di richiedenti asilo
Persone che chiedevano asilo politico sono state respinte da almeno 27 paesi verso stati in cui sono andate incontro ad arresti, torture e morte.
Persone che chiedevano asilo politico sono state respinte da almeno 27 paesi verso stati in cui sono andate incontro ad arresti, torture e morte.
Prigionieri di coscienza
Prigionieri di coscienza sono finiti in carcere in almeno 50 paesi.
Prigionieri di coscienza sono finiti in carcere in almeno 50 paesi.
Sgomberi forzati
Sgomberi forzati sono stati eseguiti in almeno 24 paesi.
Questi dati si riferiscono al periodo gennaio - dicembre 2008.
Tratto da: http://www.amnesty.it/)
Sgomberi forzati sono stati eseguiti in almeno 24 paesi.
Questi dati si riferiscono al periodo gennaio - dicembre 2008.
Tratto da: http://www.amnesty.it/)

Nessun commento:
Posta un commento