martedì 9 dicembre 2008

Stragi da sabato sera

Cinque ragazzi tra i 15 ed i 20 anni hanno lasciato la vita in un fosso, altri quattro l’ hanno persa sull’autostrada. Si parla di scoppio di una gomma, di stress da discoteca, di droga e alcol, di velocità.
Ma che importa oggi? Ormai sono solo un rimpianto di padri, madri, fratelli, nonni, rassegnati a far scivolar via una lacrima al loro ricordo! Otto mila morti l'anno e di 1000-1500 nuovi disabili non sembrano un deterrente significativo, anzi, pare che solo la minaccia di rimanere senza patente, abbia convinto molti a rischiare meno al volante.

Qui di seguito riporto una poesia di Paride Franceschini di Povo, fotografo, disegnatore e pittore, che sembra aver fissato con le parole quelle tragiche scene e quel ricordo indelebile e amaro che lasciano.

Il sabato delle stragi

Suonerie di cellulari,
tutti pronti per partire
autoradio digitali,
grande meta: "il divertire"
C'è bisogno di evasione
anche in tanta confusione,
luci box a gran volume
la routine ormai è "barlume"
E nel "vuoto" che è interiore,
tanto per bruciar le ore,
col pretesto ormai del ballo
si partecipa al gran sballo.
Gira l'alcool, le pasticche,
l'euforia fa tutte amiche,
e nel pieno del "casino",
non sai più a chi sei vicino.
Poi nel cuore della notte,
in vetture già "truccate",
di sgommate hai pien l'udito,
come a Imola, in circuito.
Tutto è pronto per la sorte
con destinazion la morte,
ed il "branco" più non regge
...resteran solo le schegge.
Verso l'alba silenziosa,
un lampeggio di "volante",
e un telefono di casa
che preannuncia un incidente.
E così la vita "cambia"
in famiglie devastate
usciranno poi i giornali,
con le stragi già annunciate.

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